Pessoa ripercorre l’Italia per raggiungere anche il pubblico più lontano e lo fa con le gambe di un grande Attore, di un uomo che quando sale sul palco ruba i cuori e mischia alla gente che ascolta quei personaggi che animavano la mente del poeta: il Maestro Diego De Nadai.

De Nadai rinuncia a se stesso per calarsi in Alvaro De Campos, perdendo l’uomo per diventare un’eco, ed abbandonare l’indicibile stanchezza che grava sulla vita per farsi lui stesso palcoscenico, su cui costruire dal nulla e racchiudere tutte le vite possibili.

Dietro la sua voce un miraggio si rende dipinto, tra i respiri ferrosi dei porti e le urla lente di macchine che brontolano l’esistere come una delusione senile.

Il Maestro Diego De Nadai

Il Maestro De Nadai si è lasciato dirigere dalla femminea sensibilità della Poetessa Maria Buongiorno, creatrice di opere letterarie dalla chimerica bellezza che dal soave tratteggiano solchi di ferite strariparti anima, ma dal sangue denso di verità e liquido di bugia deliziosa, che negli opposti rendono prosa la scienza e crudele ogni atto d’amore.

Il vapore dell’anima del Maestro Pessoa aleggia effimero e purtuttavia eterno nel suo pulsare fuori dalle parole, febbrile si condensa in quella voce che elogia l’uomo e le virtù.

Una serata che si fa velo e non rivela se non la proiezione frammentata di ciò che fu, o forse è, il suo stesso Alvaro de Campos: un naufragio di sensazioni, un’ode all’eccesso e la traccia indelebile di un’inquietudine mai sopita.

Nelle letture del Maestro, non cercate ombre proiettanti la semplicità di una storia, ma la vertigine di un’anima in cui troppe anime vissero nella stessa, e tra le tante risurrezioni e morti quotidiane che hanno scandito la vita dell’autore, quella di Alvaro De Campos si erge, da marinaio febbrile a poeta dell’eccesso, per ricordarvi, per ricordarci, che ogni sensazione è un universo e ogni pensiero un abisso, e dando ad ognuno di noi il benvenuti nell’inquietudine, che è anche la sua, e forse la vostra.

In una voce… sì, nella voce di De Nadai un intarsio sonoro, una presenza acustica che non si limita a raggiungere l’udito, ma scivola, con grazia quasi impalpabile, nelle fessure segrete dell’intimo e perfetto pensiero. Non una voce di forza bruta, né di squillante metallo, bensì un mormorio di tanti eteronimi che mormorano consapevoli di essere… scendendo dall’alto come un tessuto setoso di sfumature, in cui ogni sillaba pare trattenere il peso di un’esperienza mai vissuta eppure stranamente familiare.

Vi è in questa opera e nella sua interpretazione la polvere del tempo e la luce fuggevole dei tramonti, un’armonia di pause e di lievi riprese che evocano la cadenza lenta di un cuore che pensa, più che batte. Sembra scolpita da un’invisibile e antichissima malinconia, capace di infondere una tristezza quasi dolce persino nelle parole più banali, e di elevare la semplice enunciazione a una sorta di confessione velata.

Qui i nostri autori, attraverso Pessoa, non regalano un’illusione, bensì la nuda, spietata verità di un’anima che si fece plurale per non implodere. E di quelle maschere, forse la più fragorosa e malinconica, quella di Alvaro De Campos, si disvelerà, in un vortice di sensazioni che sono di tutti, e che purtroppo non sono più di nessuno.

Il Recital su Fernando Pessoa “Dal Futurismo al decadentismo di Alvaro De Campos” verrà replicato a Fagnano Olona (Varese) il 5 Settembre 2025 nell’aula magna “E. Fermi” e a fine settembre a Trieste. Mentre in Ottobre e Novembre tornerà al teatro Petrolini in Roma dove il Maestro De Nadai e la Poetessa Maria Buongiorno sono ormai di casa.

Qui sotto un brano recitato dal Maestro tratto da “Poesie di Alvaro De Campos” dal titolo “insonnia”

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