Nel tempo in cui ancora l’Uomo non ha ancora cancellato la guerra, le disuguaglianze, le migrazioni forzate, il piccolo borgo di Riace, in Calabria, torna ad accendere una luce nel panorama europeo. Con l’iniziativa “Gaza chiama, Riace risponde”, dal 18 al 27 luglio il paese simbolo dell’accoglienza si fa teatro di una settimana di incontri, testimonianze e mobilitazione per i diritti umani, la giustizia sociale e la solidarietà internazionale. Il cuore dell’evento sarà il confronto tra attivisti, parlamentari europei e realtà sociali impegnate sui fronti più caldi delle crisi globali: dalle rotte migratorie nel Mediterraneo alla striscia di Gaza, ancora oggi teatro di una catastrofe umanitaria senza precedenti.

Dal 18 al 21 luglio, Riace ospiterà una delegazione del gruppo parlamentare europeo The Left, composta da Ilaria Salis, Arash Saeidi e Pasquale Tridico, insieme a esponenti della società civile italiana ed europea. Accompagnati da Mimmo Lucano, attraverseranno luoghi simbolo della migrazione nel Sud Italia: dalla baraccopoli di San Ferdinando alle coste teatro di sbarchi e naufragi, fino alla quotidianità multiculturale di Riace, che negli anni ha saputo reinventarsi come “villaggio globale”.                    “Abbiamo bisogno di guardare in faccia la realtà per immaginare un’altra Europa. “Riace – dice Mimmo Lucano – dimostra che un modello diverso è possibile: basato sull’accoglienza, sulla dignità e sull’inclusione”.

Tra i partecipanti anche Luisa Morgantini, già vicepresidente del Parlamento Europeo e attiva con AssopacePalestina, il giurista Fulvio Vassallo Paleologo (Associazione ADIF), e Giorgio Marasà, responsabile esteri di Sinistra Italiana. Dal 20 al 27 luglio sarà la Mediateca di Riace a ospitare una serie di eventi culturali e incontri pubblici dedicati alla crisi a Gaza.

Una settimana per raccontare, attraverso immagini, parole, installazioni e voci dirette dal campo, la drammatica situazione della popolazione palestinese. L’obiettivo è chiaro: rompere il silenzio su ciò che accade nella Striscia, ridare centralità ai diritti umani e creare un ponte tra popoli, lotte e comunità.      “Non possiamo più permetterci l’indifferenza” – si legge nella nota degli organizzatori – i crimini e le violazioni sistematiche, servono consapevolezza e responsabilità. Riace vuole essere questo: un luogo che ascolta e agisce”.

L’intera iniziativa si fonda sulla convinzione che, di fronte a sfide globali come le guerre, la crisi climatica e le disuguaglianze crescenti, serva un cambio di paradigma: dalla paura all’accoglienza, dalla chiusura alla solidarietà, dalla repressione alla cura.                                                                                                                  Riace, con la sua storia di accoglienza e rigenerazione sociale, rappresenta oggi una risorsa simbolica e concreta per pensare un’Europa diversa. Un esempio vivo, che merita di essere ascoltato e sostenuto, ben oltre i confini della Calabria.

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