C’è un luogo, nel cuore della Locride, dove la Giornata Internazionale del Rifugiato non si celebra per dovere, ma si vive come atto di cittadinanza. È Gioiosa Ionica, che anche quest’anno, il prossimo martedì 1 luglio, a partire dalle ore 17:00, trasformerà piazza Senatore Agostino in un laboratorio di comunità, in cui parole, immagini e teatro si intrecciano per dare voce a chi ha attraversato il mondo in cerca di un altrove possibile.
Promossa dal SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) locale, con il patrocinio del Comune di Gioiosa Ionica e la partecipazione degli enti attuatori Recosol e Nuove Frontiere, l’iniziativa assume quest’anno un significato particolare, non solo per il tema scelto – il viaggio – ma per il momento storico in cui avviene. In un contesto segnato da tensioni identitarie e crescenti chiusure, dare spazio al racconto migrante è un gesto politico, oltre che culturale.

Il viaggio è, da sempre, archetipo dell’umano. È movimento, trasformazione, soglia tra ciò che si lascia e ciò che si spera. Per chi fugge da guerre, persecuzioni, disastri climatici o povertà sistemiche, il viaggio è spesso l’unica possibilità di salvezza. Ma è anche trauma, perdita, resistenza. Parlare di viaggio, allora, significa confrontarsi con la complessità delle rotte migratorie, ma anche con la profondità esistenziale di chi le attraversa.
In questa chiave, la giornata proposta a Gioiosa Ionica non si limita a “celebrare”, ma si propone di educare all’ascolto, alla decostruzione degli stereotipi, alla costruzione di una narrazione diversa. Una narrazione che non riduca il rifugiato a vittima o problema, ma lo restituisca alla sua piena umanità.
Il programma della giornata si articola in tre momenti, che utilizzano linguaggi diversi ma complementari: il dibattito pubblico, lo spazio espositivo curato direttamente dai beneficiari del progetto di accoglienza, e lo spettacolo teatrale “Lapa reggina”, ideato e interpretato da Marco Mittica.
Il dibattito vuole essere uno spazio aperto e plurale, in cui operatori, amministratori, cittadini e persone migranti possano confrontarsi sui temi dell’accoglienza, dell’inclusione e della responsabilità collettiva. Non una tavola rotonda istituzionale, ma un momento di democrazia orizzontale, che metta al centro il diritto a essere ascoltati.
Lo spazio espositivo è invece una narrazione visiva e simbolica del viaggio. I rifugiati diventano artisti, narratori, testimoni. Le loro opere, frutto di laboratori e percorsi di auto-espressione, parlano attraverso colori, forme e materiali che raccontano origini, passaggi, incontri, sogni. Un modo per vedere – anziché solo leggere o ascoltare – ciò che spesso resta invisibile.
Infine, “Lapa reggina” è un viaggio teatrale che attraversa la Calabria a bordo di un motocarro, la “lapa”, simbolo popolare e familiare. Mittica, mescolando italiano e dialetto, comicità e malinconia, compone una mappa sentimentale del territorio, restituendo voce a luoghi, memorie e tensioni spesso dimenticate. È uno spettacolo che, partendo dalla Calabria, parla di tutte le periferie del mondo.
Nel cuore dell’iniziativa c’è un’idea forte: accogliere non è tollerare, ma coabitare. Significa riconoscere nell’altro non un ospite temporaneo, ma un abitante legittimo del nostro tempo e dei nostri spazi. A Gioiosa Ionica, il progetto SAI è da anni un esempio concreto di accoglienza diffusa, che coinvolge famiglie, associazioni, scuole, costruendo legami duraturi e percorsi di autonomia.

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