La mobilitazione, promossa per oggi dai Garanti dei detenuti, punta a richiamare l’attenzione sul “silenzio assordante della politica e della società civile” riguardo alla grave situazione delle strutture penitenziarie. Tra le principali problematiche segnalate figurano sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà nella gestione dei detenuti con disturbi psichici o problemi di tossicodipendenza.

Il sindaco di Cinquefrondi avvocato Michele Conia prende posizione su questa giornata di protesta nazionale e invia una nota alla stampa, nella quale spiega la propria posizione sulla giornata in corso oggi promossa dai Garanti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.

 “Condivido le motivazioni dei Garanti che in un documento congiunto denunciano il ‹silenzio assordante della politica e della società civile›.  Al 31 gennaio scorso erano 61.852 i detenuti nelle carceri italiane, a fronte di 46.839 posti disponibili, con un divario di 4.473 posti rispetto alla capienza regolamentare di 51.312 e a una disponibilità effettiva di circa 47mila posti. Ci sono, dunque, di fatto, quasi 15mila persone in più nelle strutture destinate alla detenzione.   Il carcere di San Vittore ha il triste primato per numero di presenze di detenuti rispetto alla capienza consentita, con l’indice di sovraffollamento al 218,3%. Dopo i due suicidi in due carceri della Toscana dello scorso febbraio, sono 15 le persone ristrette in carcere che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno, più un operatore, per un totale di ben 16 morti nelle strutture detentive. Nel 2024 sono stati 89 i suicidi in carcere contro i 61 del 2023 e a ciò si aggiungono i suicidi di 7 agenti di polizia penitenziaria, ulteriore segnale del disagio e della disperazione che si respirano all’interno delle strutture.  I suicidi rappresentano la tragica punta dell’iceberg di un disagio profondo e diffuso. Sovraffollamento, carenza di personale della polizia penitenziaria, insufficienti operatori sanitari, altissima densità di presenza nelle singole celle, molte delle quali sono da sanificare visto che le pareti presentano muffa, docce con acqua fredda, assenza di palestre o campo sportivo, cibo di scarsa qualità. Esiste poi la grave e diffusa emergenza rappresentata dai detenuti cosiddetti psichiatrici, cioè di coloro che sono affetti da patologie mentali tali da renderli incompatibili con lo stato di detenzione. Dai dati finora disponibili risulta che il 40% dei reclusi è sottoposto a cure psichiatriche ma migliaia di casi non sono accertati ufficialmente per mancanza di personale sanitario. La detenzione delle persone che hanno commesso dei reati “deve tendere alla rieducazione del condannato” come recita l’art. 27 della Costituzione e, per scongiurare la recidiva, è necessario che il percorso di cambiamento attivi percorsi di istruzione e laboratoriali in modo che le competenze acquisite durante la detenzione possano trasformarsi in opportunità reali di lavoro una volta fuori.

Concordo con le proposte suggerite dai Garanti: aumentare le telefonate e le videochiamate, approvare  urgentemente misure deflattive del sovraffollamento per chi  deve scontare meno di un anno di carcere, accesso alle misure alternative per quei 19mila detenuti che stanno scontando una pena o residuo di pena inferiore ai tre anni, diritto alla privacy per incontri riservati, valido per coniugi, conviventi e unioni civili, così come sancito da una sentenza della Corte Costituzionale del 26 gennaio 2024.  Questa giornata di protesta s’intreccia, a mio avviso, con il DDL Sicurezza (approvato il 18 settembre alla Camera dei deputati e attualmente in discussione al Senato), che introduce una serie numerosa di nuove fattispecie di reato, o di circostanze aggravanti, che inevitabilmente si tradurranno, nel futuro immediatamente successivo all’entrata in vigore della legge, in un ampliamento ulteriore dell’esecuzione penale, più carcere e una stretta verso una svolta securitaria. Dei 38 articoli mi soffermo su alcuni che reputo particolarmente afflittivi: l’attribuzione di rilevanza penale alla resistenza passiva ( ad esempio come può essere uno sciopero della fame); il divieto di acquistare schede telefoniche per i cittadini extraeuropei sprovvisti di permesso di soggiorno, che non potranno comunicare con i familiari e con  gli avvocati; l’art. 15 che apre le porte  del carcere anche a chi prima ne era esclusa: infatti  non sarà più automatica l’esclusione della detenzione per donne incinte e madri e  in questi casi i neonati resteranno in carcere con le loro mamme, nonostante gli appelli dell’Unicef. In questa giornata di protesta,  il mio ultimo pensiero va a Carol e Alice  (nomi di fantasia) le due bambine di 7 e 8 anni,  che a causa della chiusura dell’Istituto a Custodia Attenuata per detenute madri (Icam) di Lauro in Campania (unica struttura nel Mezzogiorno a garantire alle detenute madri di poter convivere in una realtà penitenziaria con i bambini senza ambienti direttamente riconducibili ad un carcere  per detenute madri),  saranno trasferite, a metà anno scolastico,  in una sezione speciale di carceri ordinarie di Milano e Venezia: la sconfitta del  superiore interesse del minore così come sancito dall’ art. 3 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

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