Ormai vecchio, l’imperatore Adriano scrive una lunga lettera al giovane Marco Aurelio, nella quale rivisita, in un’aurea di malinconia e di smarrimento, le vicende della propria vita pubblica e privata, interrogandosi sul suo senso e sul suo destino.

Marguerite Yourcenar pubblica la prima edizione del libro MEMORIE DI ADRIANO nel 1951, considerato “uno dei capolavori assoluti della letteratura francese contemporanea”, con 25 milioni di copie vendute nel mondo. Nel 1989 (31 luglio), a due anni dalla morte della scrittrice, Maurizio Scaparro cura la regia dello spettacolo nella sede di Villa Adriana di Tivoli, interpretato da Giorgio Albertazzi, che si “veste dei panni di Adriano con umiltà sommessa, con devota mestizia: un uomo che si protende alla fonte della sua esistenza e la reinventa attraverso la riflessione memore”.

A grande richiesta lo spettacolo viene rappresentato al Teatro Argentina di Roma con 18 anni di repliche (500mila spettatori). Dopo la morte di Albertazzi (2016), lo spettacolo viene riportato in scena con l’attore Pino Micol.

 «La serenità di Adriano/Yourcenar nasce dal rimettere in discussione, se necessario, tutta la vita, l’amore, la storia, i nostri stessi luoghi di origine, le nostre lingue» (Scaparro). «Adriano tocca il cuore e la mente, reca in sé un messaggio di umanità, poesia e bellezza» (Albertazzi).

<<Ritratto di una voce. Se ho voluto scrivere queste memorie di Adriano in prima persona è per fare a meno il più possibile di qualsiasi intermediario, compresa me stessa. Adriano era in grado di parlare della sua vita in modo più fermo, più sottile di come avrei saputo farlo io>>(M. Yourcenar)

Il film-documentario, per la regia di Matteo Raffaelli, ripercorre momenti delle memorie nella location di Villa Adriana, dove Albertazzi non è più Giorgio ma Adriano.

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