«Volevo soltanto dire una parola sulla comunicazione. Comunicare è uscire un po’ da sé stessi per dare del mio all’altro. E la comunicazione non solo è l’uscita, ma anche l’incontro con l’altro. Saper comunicare è una grande saggezza, una grande saggezza!». Estrema sintesi di un messaggio che tanti giornalisti dovrebbero tenere sempre a mente piuttosto che predicare bene e razzolare male. «Sono contento di questo Giubileo dei comunicatori. Il vostro lavoro – ha sottolineato il Pontefice – è un lavoro che costruisce: costruisce la società, costruisce la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. “Padre, io sempre dico le cose vere…”.

Con queste parole Papa Francesco ha concluso con i giornalisti, che oggi affollavano la Sala Nervi del Vaticano per l’udienza generale del Giubileo della Comunicazione, si limita ai saluti e a poche parole pronunciate a braccio. Aveva un discorso di ben nove pagine ma ha rinunciato a leggerlo. Ha preferito poche parole. Quelle necessarie e penetranti che ogni giornalista dovrebbe non dimenticare mai.

“«Sono contento di questo Giubileo dei comunicatori. Il vostro lavoro – ha sottolineato il Pontefice – è un lavoro che costruisce: costruisce la società, costruisce la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. “Padre, io sempre dico le cose vere…”.

I giornalisti calabresi erano presenti con una numerosa delegazione: Saveria Maria Gigliotti (Lamezia Terme); Anna Russo (Corigliano Rossano); Caterina La Banca (Cassano); Filippo Andreacchio (Oppido Palmi); Mario Arcuri, don Vitaliano Caruso, Antonio Moniaci (Catanzaro Squillace); Don Davide Imeneo (Reggio Calabria).

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