“Sono lieta, in mezzo alle mie tristezze mediterranee, di essere qui. E dirvi com’è bello pensare strutture di luce, e gettarle come reti aeree sulla terra, perché essa non sia più quel luogo buio e perduto che a molti appare, o quel luogo di schiavi che a molti si dimostra”.
Scrive così, nel suo Corpo Celeste Anna Maria Ortese, scrittrice, Premio Strega per il suo romanzo più noto al grande pubblico, Poveri e semplici, e dell’edizione del 1953 del Premio Viareggio Speciale Narrativa con le novelle Il mare non bagna Napoli.
Saranno state le sensibilità e le emozioni espresse dalla scrittrice ad affascinare Giovanni Scarfò sceneggiatore del docufilm “Maria Ortese – Viaggio in Calabria” nel quale mette in risalto i viaggi della scrittrice in Calabria e Matteo Scarfò che da diretto il docufilm come regista. Un’accoppiata oramai vincente nel panorama dei docufilm del cinema prodotto con la collaborazione della Film Commission in Calabria e con attori calabresi.
Sulla base della scrittura del soggetto e della sceneggiatura di Giovanni Scarfò, già vincitore del Premio Fersen per la regia e la drammaturgia con il testo teatrale LA STRANIERA, i due cineasti hanno inteso esplorare cinematograficamente alcune fasi della vita della Ortese, specialmente quelle del mondo dei viaggi e in particolar modo i viaggi in Calabria, in quanto è una Regione molto cara alla scrittrice per il fascino della sua Natura e del suo mare.

“La Ortese – ci dice Matteo Scarfò – è creatrice di mondi spesso non facilmente accessibili a tutti, ma di grande fascino e interesse, specialmente per un racconto cinematografico.
Il mio primo incontro con Anna Maria Ortese è avvenuto ai tempi dell’università. Scelsi un esame che riguardava la sua produzione letteraria e affrontai lo studio delle sue opere con grande riverenza. Non la conoscevo, non ne sapevo nulla, era pressocché una sconosciuta per me, eppure mi persi in quelle pagine, a volte ostiche, per uno strano senso di affinità. Lottavo con esse, spesso non capivo e tornavo indietro, sentivo che mi parlavano e mi impedivano di chiudere il libro. C’era una sorta di richiamo in quei ricordi, in quel linguaggio a volte docile, a volte sanguigno, sempre permeato di emozioni, e anche di (angelici) dolori. Era come se una straniera molto familiare mi sussurrasse dei segreti. Pensavo fosse un privilegio, più tardi ho capito che lo era davvero. C’era qualcosa di onirico nella sua scrittura, anche se – continua il reggista – parlava di cose molto reali. Cosa voleva dirmi? Il suo passato sembrava dipinto come un acquarello dai confini acquosi, scontornati; la sua storia stranissima; e poi le visioni, gli animali parlanti, i viaggi, il mare soprattutto.
Perciò un fascino che l’ha catturato e fatto vivere emozioni già dalla semplice lettura e poi certamente queste emozioni li ha trasferite nel contesto del docufilm?
“Come regista – ci dichiara Matteo Scarfò – ho concentrato la mia attenzione sulla donna Ortese, ancor prima che sulla scrittrice. Lei come pochi ha saputo farsi creatrice di un mondo liberatorio fatto di fantastico e reale mischiati insieme. Il risultato è uno scenario letterario di grandissimo impatto. Il tono del film è quello del realismo magico, si intende fornire una narrazione realistica impregnata però di particolari perturbanti”.
Lei non è la prima volta che realizza dei docufilm che hanno come protagonisti personaggi che hanno vissuto la Calabria, o tematiche che vedono questa regione al centro dei suoi interessi. Come quello dello spopolamento dei piccoli centri.
“Un film su Anna Maria Ortese è nelle mie corde registiche: nel mio percorso finora ho affrontato il cinema documentario e il cinema di narrazione classico, sono però sempre rimasto sensibile a un tipo di sperimentazione narrativa, – conclude il regista – al miscuglio di generi, di linguaggi, di attenzioni, ai personaggi strani, spesso dimenticati, portatori di una sana umanità”.
Il docufilm ha visto impegnati alla regia Matteo Scarfò. A scrivere il soggetto e la sceneggiatura Giovanni Scarfò. Al montaggio Matteo Scarfò- Giovanni Scarfò; Come direttore della fotografia Demetrio Caracciolo; Le musiche sono state composte da Mario Spinelli. La scenografia l’ha curata Antonella Postorino. Il suono in presa diretta Giuseppe Calabrò. Al Trucco: Jessica Corrado. I Costumi sono stati realizzati da Valentina Ruberto e il macchinista-elettricista è stato Emanuele Chillico.
Gli attori sono Francesca La Scala – Enzo de Liguoro-Maria Pia Battaglia-Cinzia Costa; Mariella Costa – Carmen Ferraro. Ci sono anche gli interventi delle scrittrici Angela Bubba e Matilde Tortora. Il docufilm sarà presentato a cura del Caffè Artistico Letterari 2024 e dal Circolo di lettura A.R.A.S. domenica 25 agosto con inizio alle ore 21,00 nel salone del Convento dei Minimi a Roccella Ionica.

Giornalista iscritto all’Albo professionale della Liguria dal 1985. Esperienze professionali presso Emittente Radiofonica Radio Sud La Cometa e presso Emittente Televisiva Teleradio Sud con sede in Siderno (R.C.). Redattore presso emittente radiofonica Novaradio (Milano) su comando per assegnazione di Borse di Studio dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. Ha lavorato per: Corriere della Sera, Insieme (Ed. Rizzoli), Corriere Mercantile; Gazzetta del Sud.
Ha collaborato per le pagine Scuola del Secolo XIX. Attualmente iscritto nella sezione pensionati dell’albo dei giornalisti della Liguria e con l’Agenzia Giornalistica ABA NEWS
Dall’aprile del 2021 Direttore responsabile di INCIPIT SISTEMA COMUNICAZIONE con una linea editoria innovativa.
