La droga è il gioco d’azzardo con la posta più alta,
la droga è l’ultima speranza di chi speranza non ha più,
la droga è un veleno che ruba il pensiero riducendo ogni risultato a zero,
è l’assurda ricerca di colmare vuoti del passato con qualcosa che avvelena il futuro.
Un problema da sfidare giornalmente e spezzare in piccoli elementi da affrontare rattoppando l’insieme, grazie a piccoli gruppi che uniti donano forza a una lotta per liberare giovani, e non, dal giogo di un’effimera realtà.

L’incontro col Gruppo il Ponte di Pisa è stato casuale come una meravigliosa sorpresa, uno stupore curioso e incantato che rigetta all’infanzia e alle speranze che in essa risiedono.
Pochi di numero ma roboanti come una folla, queste donne e uomini credono, agiscono e patiscono accollandosi le scelte sbagliate di altri… di giovani da salvare e ripulire da un marchio indelebile che solca il viso, firmandoli per sempre col nome della propria debolezza.
Ascoltare le voci di costoro è come leggere un cuore aperto, come vedere un dolore alitare grigio sul cielo ed appannare la luce. Voci diverse dall’unico canto raccontano storie vissute, descrivono cicatrici ancora rosse e pulsanti, parlano di famiglie ricucite alla rinfusa e sostenute dall’unica forza individuale che unisce tutti.
Qui e per loro c’è una famiglia, un’estensione che si completa nella salvezza, una visione eccelsa in cui nessuno è estraneo e in cui un ragazzo crollato nell’errore è un figlio per chiunque.
Dai fondatori Isa Villanti e Corrado Galluzzi al presidente Gianni Morgese il messaggio di Vincenzo Muccioli si è fatto immortale nei fatti, fino agli operatori Silva Carrara, Giada Rossi e Fulvio Bizzarri che come moderni “atlante” sorreggono sulle spalle il peso di ogni anima abbia loro, anche solo sussurrato, aiuto.
Perché dire Società significa essere un insieme unito, senza mai abbandonare nessuno, sia esso la parte più fragile del tutto o la sua parte più nascosta e sensibile.

Qui nel Gruppo il Ponte la bella sensazione che sprigiona dal far bene è presente in ogni azione, è nel credere in qualcosa, nel lottare per le conquiste di altri… nel provare le stesse emozioni e giocare dalla stessa parte e per questo non sentire la fatica di tanto dolore.
Nell’associazione lo spirito di San Patrignano diventa una realtà e consolida le proprie regole, e quando un colpo batte alla loro porta sanno che un aiuto esiste solo se percepito e, quelli che entrano sembrando non esistere, escono somigliando al domani.
La domanda da porre è unica, diretta e non eludibile, e si scrive con un perché le cose abbiano preso una piega simile e tendente al peggio, e troverebbe una sola risposta, che ci dice con voce chiara Fulvio Bizzarri:
“Nei tempi in cui il libero arbitrio è diventato elusione di responsabilità, il dramma di poter scegliere promuove la cultura dell’esperibile, mettendo tutte le esperienze a disposizione e lasciando al singolo la scelta senza proibizionismo… ma le autonomie devono bilanciare e non abbandonare, e mentre accettiamo l’ormai inevitabile liberazione delle droghe leggere, chi conosce le lusinghe della droga, piange disperato al pensiero di alcuni che vi cadranno ancora.”
Droga è sinonimo di fallimento per tutti, e una società che costringe chi sbaglia a diventare il proprio errore senza poter più capire neppure di aver bisogno, sbaglia fino al punto in cui sarà troppo tardi… ed è allora, quando le ore perse saranno solo rimorso, che alcuni smetteranno di esistere anche da vivi.
Nel video offriamo un’intervista presso l’Associazione Gruppo il Ponte di Pisa, per conoscere e per comprendere ideali e dinamiche di chi conosce il tema “droga” e di chi dovrebbe aver voce per comprendere i danni di una eventuale “liberalizzazione”.

Maria Grazia Carnà è nata a Catanzaro e vive a Camini, un piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, dopo gli studi superiori presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Soverato perfeziona la sua istruzione presso la facoltà di Farmacia di Pisa.
Lavora nel settore per cui ha studiato fin da subito, alternando i suoi impegni con volontariato e alcune passioni irrinunciabili.
Scrive per la testata online Incipit Sistema Comunicazione con il ruolo di capo redattrice senza mai specializzarsi su un tema preciso, ma cercando temi di interesse sociale e culturale. Nel 2023 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Blu ionico”, con il quale si aggiudica vari riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Panorama Golden Book Award 2024, e il Concorso Biennale Internazionale “Percorsi letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron”, grazie al quale è stato segnalato alla Fiera del Libro di Francoforte 2024. Le viene assegnata il Premio Reggio Calabria Day 2025 alla letteratura come riconoscimento del suo impegno artistico nella scrittura.
