di Pasquale Muià

All’interno del mondo dei libri della XXXVI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, già alla prima giornata gli scrittori calabresi sono impegnati nella presentazione delle loro opere. Poi nel ricco programma che la Regione Calabria approntato inizia il tour di scrittori e editori. Venerdì 10 maggio alle ore 17:00 è la volta di Giuseppe F. Macrì e Carmine Laganà con “Il giglio, la spada e la mano di pietra – Antonia Alberti e la strage di Pentidattilo” (Laruffa Editore) A moderare il dibattito Antonio Bova.

La vicenda narrata nel libro accadde nel 1686 a Pentidattilo, piccolo feudo in Calabria Ultra (oggi, nella Provincia di Reggio Calabria), tenuto, a quel tempo, dai marchesi Alberti. Ne hanno parlato in tanti: storici nazionali (Galasso), storici locali (Mandalari, Minuto), antropologi (Teti). Perfino il viaggiatore, scrittore e paesaggista Edward Lear. Per moltissimo tempo, però, la storia fu tramandata sulla base di tradizioni orali e di alcune relazioni anonime: tutte queste narrazioni, così come le versioni tramandate oralmente, ne hanno privilegiato, perpetuandoli, i (presunti) risvolti romantici, gli accenni cavallereschi e, in qualche misura, l’inevitabilità del Destino o gli imperscrutabili capricci del Fato. Il rintracciamento dell’intero Archivio della famiglia Alberti fa emergere, invece, una miserrima condizione femminile, con le incredibili vessazioni subite dalla protagonista, la bellissima Antonia Alberti, nella opprimente cornice di una società pesantemente zavorrata da una tradizione oscillante fra i tratti suggestivi di riti, usi e costumi, da una parte, e le prevaricazioni più abiette della tirannia feudale dall’altra. Tutti aspetti non molto lontani (con i dovuti distinguo e le ovvie contestualizzazioni) da realtà odierne.

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