di Pasquale Muià

In un paese civile, come l’Italia si definisce e viene definita, si dovrebbe fare il salto di qualità. Ad un Governo liberamente formato, perché liberamente eletti i suoi componenti, non dovrebbe sfiorare minimamente l’idea di fare arretrare il Paese. Anzi, l’unico pensiero è quello di lavorare per farlo progredire e garantire una quotidianità ai propri cittadini, quanto meno accettabile per tutte le condizioni, di cui una società è composta. Prima fra tutte la Libertà. In questo ultimo periodo invece, capita sempre più spesso assistere alla violazione di questo principio, per il quale migliaia sono stati i morti. Con la libertà politica, quegli uomini, prima di morire, pensavano di combattere per tutte le libertà. Oggi dobbiamo constatare che non è così. Quella libertà, ripeto, in questo ultimo periodo, è stata ancora una volta infangata. Togliendo agli italiani la libertà di protestare, di manifestare. Tanto che i manganelli sono tornati nelle piazze e usati contro chi pensava di avere la libertà di parlare. Oggi, un’altra fetta di libertà viene tolta agli italiani. Quella di sperare di avere una informazione il meno possibile “pilotata”. Un’informazione il più libera “possibile”.

“La maggioranza di governo – ha fatto sapere l’USIGRAI, l’Unione Sindacale dei Giornalisti Rai – ha deciso di trasformare la Rai nel proprio megafono. Lo ha fatto attraverso la Commissione di Vigilanza che ha approvato una norma che consente ai rappresentanti del governo di parlare nei talk senza vincoli di tempo e senza contraddittorio. Non solo si potranno trasmettere integralmente i comizi politici, senza alcuna mediazione giornalistica, preceduti solamente da una sigla.

Questa non è la nostra idea – recita il comunicato stampa dei giornalisti – di servizio pubblico, dove al centro c’è il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti che fanno domande (anche scomode) verificano quanto viene detto, fanno notare incongruenze. Per questo gentili telespettatori vi informiamo che siamo pronti a mobilitarci per garantire a voi un’informazione indipendente, equilibrata e plurale”.

Un sollevamento di scudi nei confronti degli emendamenti della Commissione.

Mariateresa Fragomeni, Sindaco di Siderno e componente della Direzione Nazionale del Partito Democratico appena saputo non ha lasciato trascorre tempo per esprimere le proprie opinioni.

“Questa maggioranza ha proprio un conto aperto con la libertà d’informazione». Dopo gli emendamenti presentati in commissione Giustizia alla Camera dal capogruppo di Fratelli d’Italia Gianni Berrino che inaspriscono le pene per il reato di diffamazione a mezzo stampa, reintroducendo la pena detentiva da uno a tre anni (con l’aumento fino al 50% se l’offeso è innocente), non si può non condividere la presa di posizione dei senatori Pd Alfredo Bazoli, Anna Rossomando, Franco Mirabelli e Walter Verini che annunciano un’opposizione durissima contro quello che, giustamente, definiscono «un retaggio barbaro e un segnale pesantissimo» che ci riporta indietro almeno di un secolo e non tiene conto delle bocciature di ogni proposta tesa a punire la diffamazione col carcere da parte della Corte Costituzionale prima e della Corte Europea dei Diritti Umani poi, giusto tre anni fa.

Nella nota di Fragomeni, tra le altre cose si legge anche l’invito alla mobilitazione.

“…. Insomma, chi alimenta le “Bestie” sui social, termina il comunicato – ora cerca l’en-plein soffocando quel che rimane della libera (e professionale) informazione. Questo non è tollerabile in uno stato europeo, democratico e civile. Occorre una grande mobilitazione a difesa dei diritti democratici sanciti dalla Costituzione, ormai palesemente a rischio per l’iniziativa costante della destra di governo. Non si devono sottovalutare segnali inequivocabili e pericolosi per la libertà nel nostro Paese”.

 

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