di Pasquale Muià

Anna Maria Ortese è una delle maggiori scrittrici del Novecento, ma la cultura italiana l’ha spessa considerata una “straniera”. La sua vita e le sue opere sono un sogno mistico che non ha casa, un flusso di coscienza, un fiume carsico di madeleine da cui scaturisce la figura di una donna bambina sospesa tra sogno e nostalgia.

Fin dal 2010, con Matteo Scarfò, abbiamo intrapreso un percorso produttivo fondato anche sulla riscoperta e sulla valorizzazione di personaggi e artisti di grande valore per motivi diversi spesso dimenticati e/o poco conosciuti.

È stato così con il ricordo di Teresa Talotta, uccisa dai nazisti a Roma, alla quale già Rossellini aveva dedicato la famosa scena in cui tenta di raggiungere il marito sul camion dei nazisti in Roma Città Aperta; è stato così anche con la produzione del docufilm su Gregory Corso, BOMB! BURNING FANTASY, ed è così anche per Anna Maria Ortese, per la quale, nel 2019, con Matteo Scarfò, abbiamo messo in scena il testo teatrale “LA STRANIERA: ZINGARA ASSORTA IN UN SOGNO”. Un testo teatrale che ha vinto il Premio Fersen per la regia e drammaturgia, consegnato al Piccolo Teatro di Milano.

Con la realizzazione del docufilm ANNA MARIA ORTESE: VIAGGIO IN CALABRIA, abbiamo voluto documentare il rapporto positivo della Ortese con la Calabria, di cui si conosce poco.

In realtà la scrittrice ha avuto un forte rapporto con la Calabria, a cominciare dalla sua famiglia: “La mia è una famiglia complessa, mia madre era di origine carrarese, nata a Napoli, di madre romana. Mio padre è nato in Sicilia, a Caltanissetta il 4 febbraio 1883, da madre calabrese”.

Il primo soggiorno della Ortese in Calabria è documentato da una lettera datata 11 aprile 1938 e indirizzata a Paola Masino, compagna di Massimo Bontempelli; e, nel 1946, scrive l’articolo “Viaggio in Calabria. paese dolente, segreto”, pubblicato su La Voce di Napoli.

La Calabria è uno dei tanti approdi che Ortese sceglie per fuggire da Napoli. Gli spostamenti sono numerosi, spesso fugaci, in perenne ricerca di un rifugio: è una Straniera, ha “cambiato trenta case e dieci città”, è una “zingara assorta in un sogno”, è un’ambientalista e animalista antelitteram.

I viaggi sono una condizione necessaria per la Ortese, perché le consentono di avvicinarsi alle cose e di allontanarsi quando si fanno incomprensibili o insostenibili. Farà molti viaggi al Sud che, con il suo mare, diventa un elemento catartico. Per esempio in “VIAGGIO IN CALABRIA” scrive: “ . . . quanto è intenso e malinconicamente mio questo mare di Calabria, così distante da Roma e da Milano, così diverso dallo specchio d’acqua del Golfo di Napoli che raccoglie passioni esasperate”.

Il Sud, anche se deriso e distrutto, per la Ortese è la patria morale dove rifugiarsi, e la Calabria è presente nei suoi racconti e nelle sue poesie. È presente nel romanzo “Poveri e semplici”, vincitore del Premio Strega nel 1967. I protagonisti sono un gruppo di amici che, dopo la guerra, vivono in appartamento vicino al Duomo. Tra di loro vi è Andrea, professore di lettere e barone, sposato con una moglie in Calabria, redattore di “Nova Pravda”, scrittore e promesso sposo di Sonia, appena sedicenne. Vivono tutti in un’ atmosfera bohemien, uniti dagli ideali politici, dall’amore per l’arte e la letteratura; una convivenza che entra in crisi appena le ragioni del cuore prendono il sopravvento sulle ragioni degli ideali.

E c’è la Calabria nel racconto “Aurora Guerrera” (Angelici dolori e altri racconti), che la Ortese ha conosciuto in Calabria nella Tenuta dei San Felice, dove lo zio aveva trovato “un piccolo impiego di amministratore, salvandosi così dalla grande disoccupazione del dopoguerra”. I San Felice erano di Napoli e si recavano in Calabria una volta l’anno per il raccolto.

ANNA MARIA ORTESE: VIAGGIO IN CALABRIA

Rappresentare IL VIAGGIO IN CALABRIA della Ortese è l’occasione per ri/collocare l’immagine della Calabria a livello turistico-culturale attraverso le testimonianze di una “scrittrice irrequieta e visionaria, incline a mescolare memoria e immaginazione, riflessione, racconto e sogno”(Piero Citati). Con il documentario ci proponiamo la stessa ambizione letteraria della Ortese: afferrare l’immagine della Calabria per riprodurla viva, grande, colorata, con tutti caratteri precisi della realtà e tutti deliziosi ondeggiamenti della fantasia.

Le riflessioni, le sensazioni e le emozioni della Ortese sulla Natura e sugli animali trovano l’habitat calabrese ideale.

Con: Francesca La Scala (Anna M. Ortese), Enzo de Liguoro (Giuseppe Ortese), Cinzia Costa (Aurora Guerrera), Maria Pia Battaglia (Rosa Fazio), Mariella Costa (Filomena Fazio), Carmen Ferraro (Carmela Guerrera).Interventi di: Angela Bubba, scrittrice; Matilde Tortora, scrittrice.
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Scarfò; Montaggio: Matteo Scarfò-Giovanni Scarfò; Direttore della fotografia e operatore drone: Demetrio Caracciolo; Scenografia e Ufficio stampa: Antonella Postorino; Musiche: Mario Spinelli; Suono in presa diretta: Giuseppe Calabrò; Macchinista-elettricista: Emiliano Chillico; Trucco ed effetti: Jessica Corrado; Costumi: Valentina Ruberto.

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