di Maria Grazia Carnà
Nessuno guarda più il cielo sognando, troppe risposte hanno ucciso l’immaginazione di coloro che osservano il buio profondo della notte.
Il cielo senza luce era una ricerca interiore, un’attesa di un segnale, l’aspettativa di qualcosa di più grande e una manifestazione della grandiosità del creato… che nel farci ciechi mostrava i limiti dell’umana comprensione.
Eppure quelle scie brillanti a cui ognuno, almeno una volta, ha inviato un desiderio, sono frammenti di altri mondi che mostrano quello che da quaggiù possiamo solamente immaginare.
Oggetti che piovono come aspirazioni, formano una scia che irradia come una tentazione e che muoiono lasciando in silenzio la nostra cupidigia.
Più di dieci mila all’anno di questi oggetti colpiscono la nostra casa, la terra, e se di molti rimane una nuvola di pulviscolo che dirada fino a scomparire, alcuni riescono a resistere e raggiungono la terra, una metà che è solo l’ostacolo di un lungo viaggio verso l’ignoto.
Diventano oggetti di studio e da collezione, sassolini dalla strana lucentezza e dalla composizione spesso stravagante, prendendo il nome di meteoriti.
Quel che è successo in Calabria ha dell’incredibile, un ritrovamento avvenuto a Monte Gariglione e subito inviato all’Università di Bari per ulteriori analisi.
La particolare fulgidezza di questa pietra ha incuriosito un collezionista, risultando di composizione anomala e rara, trattandosi di un agglomerato fuso di rame e alluminio con minuscoli elementi di un “quasi cristallo”, finora rinvenuto solo nel 2011 durante una spedizione nelle remote lande del Chukotha nell’estremo Oriente Russo.
In pratica nei “quasicristalli” il mosaico di disposizione degli atomi risultano regolari ma mai ripetuti, come un caleidoscopio che muta ad ogni osservazione la sua fantasia.
Una meravigliosa frontiera del sapere, che palesa la teoria che adornò il collo di Dan Shechtman con un premio Nobel, e che apre gli occhi della scienza nella direzione di un universo ancora ignoto, ricco di fasi mineralogiche nuove alla nanoscala nei materiali di origine extraterrestre, un’esplorazione che saprà sorprenderci e rideterminare le regole della fisica e della chimica degli stati solidi della materia.
Quando guardiamo il cielo nelle notti estive, forse alla ricerca di piccoli desideri da esprimere, ricordiamo quanti mondi e quanti misteri ancora rimangono insoluti in attesa di soluzione… ricordando però di mantenere quel pizzico di romanticismo che le notti puntellate sono in grado di offrire.
La scienza avanza inesorabile, ma… grazie al cielo gli uomini hanno ancora qualche mistero su cui poter sognare.

𝐀𝐏𝐏𝐑𝐎𝐅𝐎𝐍𝐃𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐏𝐄𝐑 𝐍𝐄𝐑𝐃
La micrometeorite denominata FB-A1 è il secondo oggetto non terrestre con tali caratteristiche, ma ritrovato a migliaia di km dal primo.
Una microsferula di 500 micrometri di diametro massimo grigio scuro e con porzioni metalliche lucenti.
Le analisi effettuate in modo non distruttivo mediante microtomografia a raggi X computerizzata, miscroscopia elettronica e diffrazione di retrodiffusione di elettroni, sono state svolte in maniera non distruttiva, dai cui risultati sono emerse porzioni metalliche corrispondenti a leghe di alluminio e rame disseminate in una matrice di vetro silicato, contenente cristalli di olivina, di ferro e nichel, di solfuri di ferro-nichel e ossidi.
A differenza dei cristalli convenzionali, che hanno un pattern regolare e ripetitivo che si estende indefinitamente nello spazio, i quasicristalli sono strutture che mostrano un’organizzazione ordinata, ma con una disposizione non periodica dei loro atomi.

Scoperti teoricamente nel 1982 dal ricercatore Israeliano Dan Shechtman, Inizialmente fu soggetta a discussione controverse in quanto sfidava le concezioni tradizionali sulla struttura dei solidi.
Tuttavia, successivi studi e ricerche hanno confermato l’esistenza e l’importanza dei quasicristalli, che si trovano in vari materiali, compresi alcuni alluminuri e leghe metalliche.
Queste strutture hanno proprietà fisiche uniche, come una bassa conducibilità termica e una durezza insolita, che le rendono interessanti per diverse applicazioni, tra cui rivestimenti resistenti all’usura, catalizzatori e materiali per tecnologie avanzate.
Quindici anni fa si scoprì che il materiale esisteva anche in natura, quando fu scoperto dal team di Luca Bindi dell’Università di Firenze il primo quasicristallo in un campione appartenente alla meteorite Khatyrka. Il risultato rappresentò l’evidenza sperimentale che i quasicristalli si possono formare anche in natura, sotto opportune condizioni geologiche.

La micrometeorite è attualmente custodita nel Museo di Scienze della Terra dell’Università di Bari.

Maria Grazia Carnà è nata a Catanzaro e vive a Camini, un piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, dopo gli studi superiori presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Soverato perfeziona la sua istruzione presso la facoltà di Farmacia di Pisa.
Lavora nel settore per cui ha studiato fin da subito, alternando i suoi impegni con volontariato e alcune passioni irrinunciabili.
Scrive per la testata online Incipit Sistema Comunicazione con il ruolo di capo redattrice senza mai specializzarsi su un tema preciso, ma cercando temi di interesse sociale e culturale. Nel 2023 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Blu ionico”, con il quale si aggiudica vari riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Panorama Golden Book Award 2024, e il Concorso Biennale Internazionale “Percorsi letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron”, grazie al quale è stato segnalato alla Fiera del Libro di Francoforte 2024. Le viene assegnata il Premio Reggio Calabria Day 2025 alla letteratura come riconoscimento del suo impegno artistico nella scrittura.
