di Girolama Polifroni
Nei giorni scorsi al “Mazzini” di Locri, partendo dalla considerazione che il valore della storia è quello di conoscere i fatti avvenuti nel passato per educarci a non ripetere gli errori commessi, si è parlato dell’Italia, una nazione non ancora giunta alla piena maturità culturale e politica.
Dopo i saluti del Dirigente scolastico e un’introduzione storico-letteraria a cura della prof.ssa Beatrice Mollica, Pasquale Muià, Direttore della testata giornalistica on-line Incipit, ha dialogato con Giuseppe Romeo autore del volume “Una nazione incompiuta”.
I giovani studenti sono stati guidati a riflettere sul fatto che l’Italia è stata spesso un paese fortemente diviso al suo interno: divario tra nord e sud presente ancora oggi ad esempio. A differenza della Germania non siamo riusciti a costituire una base di valori condivisi nei quali si identifica la maggioranza della popolazione. C’è un sentimento diffuso di appartenenza alla nazione, che però non è collegato alla condivisione di valori e non si traduce in consapevolezza civile. C’è anche una grande incertezza riguardo al futuro e l’identità che gli italiani tendono ad attribuire a se stessi è spesso di tipo autolesionistico: di cose che accadono in tutto il mondo, quando avvengono da noi si dice «Succede solo in Italia!».
E’ presente in noi italiani un’elevata e proficua capacità creativa che si manifesta in tanti campi, ma che è accompagnata da una parallela attitudine alla disorganizzazione e all’inefficienza; tanta creatività e una grande capacità d’iniziativa, ma un grande scollamento tra istituzioni politiche e società civile.
E’ importante, quindi, guardando al passato, progettare il futuro nella consapevolezza che se non ritroviamo un’identità comune forte, rischiamo veramente di frammentarci. E’ compito di ognuno di noi, pertanto, riscoprire la storia della nostra nazione per narrarla alle nuove generazioni e creare in loro un certo senso di appartenenza insieme all’orgoglio di essere i custodi di una grande civiltà.
È giusto che anche da parte del Mezzogiorno si rivendichi il meglio del proprio passato storico e del proprio presente, e che innanzitutto ci si riappropri, con uno sforzo intellettuale e morale, del tutto carente negli ultimi tempi, dell’eredità della cultura scientifica e umanistica meridionale, di un patrimonio luminoso di pensiero e di creatività che ha lasciato segni duraturi in Italia e in Europa. Ma essenziale sarà soprattutto uno scatto di volontà, di senso morale e di consapevolezza civile da cui emergano forze capaci di promuovere offerte turistiche innovative, creare opportunità di lavoro, affrontare la prova dell’autogoverno e della partecipazione al governo del Paese.


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