Quello di Ratzinger è stato un lungo addio, iniziato il giorno della sua “rinuncia” e terminato oggi con la sua ascesa al cielo; una parola breve, addio, che con i suoi denti aguzzi morde la vita di un uomo che si è voluto silenzioso, ma che tanto ha detto con i suoi scritti, sublimi e ricchi di quella cultura che richiede una vita intera.
L’auto imposizione all’esilio come la stessa abiura, hanno tradotto nel pensiero del pontefice il credo di colui che rappresenta il Cristo, alienandosi dalla casa terrena e dalla chiesa degli uomini, per decifrare il proprio mandato e trovare la vita in Colui che la rappresenta, senza interferenze materiali e nella costante presenza degli occhi giudicatori di Dio.
Dopo l’abbandono al ministero petrino, l’emerito papa Benedetto XVI, ci ha lasciato scritto il suo pensiero attraverso opere letterarie di indubbia vocazione, mostrando una sensibilità filosofica smisurata. Concetti quali: la scelta libera dell’obbedire, la vita eterna incontestabile dalla morte fisica e ancora: gloria, tradizioni, società casa e gioia in quanto dono di redenzione; fanno di quest’uomo un profondo conoscitore della dottrina e un pensatore sofisticato e colto.
Durante la sua vita, ricca di esperienze e di studi, raccontava del fidem ratio, in cui esprimerà l’immagine della ragione come modellatore e moderatore dei principi sociali, su cui strutturare e purificare l’idea stessa di religione, non più come mero atto di fede ma come giudizio filologico sul quale fondare l’esistenza.
Scioglieva anche i cuori adamantini, quando definendosi un debole servitore di Dio, insegnava che chiunque sia titolare di un diritto o di una carica sia chiamato ad esibire senza alcun timore le proprie fragilità e debolezze, nell’intesa del rispetto tra gli individui e nel tentativo di purificare il mondo, lavorativo e culturale, da ruoli indispensabili che rendono differenti gli uomini dagli uomini.

Molti lo ricordano, umile e saggio, quando durante il “depositum Fidei” del Concilio Vaticano II, affermava con convinzione che ogni discontinuità tra persecuzione e consolazione sono i soli mezzi per comprendere, approfondire e mantenere “quell’intima natura” con cui lui stesso definiva “la barca di Pietro”, che poi sarà chiamato a timonare.
Di tante astrazioni e di altrettante nozioni, rimarranno solo gli scritti che pochi avranno la cura di conservare e tramandare, mentre nelle bocche dei molti riecheggeranno ora solo strampalati complotti, o l’essersi umilmente fatto da parte nel gioco dei poteri terreni. Una scelta che è stata forza e non paura, una posizione ferma tra le certezze maturate in una vita dedita al sapere e al pregare, una fermezza degli intenti che molti non saprebbero avere neppure nelle pratiche semplici di ogni giorno. Questo era Ratzinger, un sacerdote, un istruito, un uomo in grado di cambiare opinione su di sé ma mai sul proprio credo, esempio per tutti ma compreso da pochi.
Oggi per ricordarlo come merita, ci troviamo costretti ad appoggiarci sulle spalle di un gigante come Plinio il vecchio, che in una frase nella lingua che papa Ratzinger tanto amava, diceva:
“Unus dies hominum eruditorum plus patet, quam imperiti longissima aetas” Un giorno dell’uomo erudito è più lungo che un secolo dell’ignorante.


Maria Grazia Carnà è nata a Catanzaro e vive a Camini, un piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, dopo gli studi superiori presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Soverato perfeziona la sua istruzione presso la facoltà di Farmacia di Pisa.
Lavora nel settore per cui ha studiato fin da subito, alternando i suoi impegni con volontariato e alcune passioni irrinunciabili.
Scrive per la testata online Incipit Sistema Comunicazione con il ruolo di capo redattrice senza mai specializzarsi su un tema preciso, ma cercando temi di interesse sociale e culturale. Nel 2023 pubblica il suo primo romanzo dal titolo “Blu ionico”, con il quale si aggiudica vari riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale Panorama Golden Book Award 2024, e il Concorso Biennale Internazionale “Percorsi letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron”, grazie al quale è stato segnalato alla Fiera del Libro di Francoforte 2024. Le viene assegnata il Premio Reggio Calabria Day 2025 alla letteratura come riconoscimento del suo impegno artistico nella scrittura.
