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LUNGO LA ROTTA DEI CONVOGLI SOMMERSI

By 20/11/2022News, Cultura4 min read
LUNGO LA ROTTA DEI CONVOGLI SOMMERSI - Incipit - sistema comunicazione

Strategicamente collocata nel cuore del Mediterraneo, la Calabria, con i suoi due mari, lo Jonio ed il Tirreno è custode di un profondo patrimonio storico sommerso, ancora ignoto ai più. Le coste ioniche della provincia di Reggio Calabria si trovano infatti lungo quella che, durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata la rotta dei convogli che dall’Adriatico settentrionale si dirigevano verso l’Africa. Oggi i fondali di queste coste ospitano più di 20 relitti storici noti, oltre a molti ancora da esplorare.

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Questi relitti, spesso ben conservati, rappresentano un importante patrimonio storico e naturalistico, oltre ad un’attrattiva turistica, non solo per la varietà e ricchezza dei fondali, ma anche per le spesso ottime condizioni atmosferiche ed ambientali. Appartenenti o meno alle Armate coinvolte nel secondo conflitto mondiale, si tratta di navi scorta, mercantili, sommergibili, traghetti, petroliere, aerei, torpedinieri… ognuno con la sua storia! Oggi tutti questi relitti, 70 anni e oltre dal loro affondamento, si sono inoltre trasformati in oasi di biodiversità e rappresentano dei reef artificiali: spugne, celenterati, echinodermi e numerose specie di pesci vi trovano una tana sicura.

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Anche sott’acqua, la Calabria rappresenta la perfetta integrazione tra patrimonio storico e natura, pronta ad essere ammirata da chiunque voglia esplorarne i fondali. Tra i relitti accessibili ai subacquei sportivi, uno dei più visitati ed apprezzati si trova al largo del porto di Roccella Jonica, raggiungibile con gommone in meno di 10 minuti di navigazione. Si tratta del Pasubio, un piroscafo italiano lungo 90 m circa, silurato ed affondato dal sommergibile britannico Unrivalled il 16 febbraio 1943, a circa un miglio e mezzo di distanza dalla costa.

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L’immersione sul relitto si effettua con discesa nel blu lunga la cima, se si è fortunati circondati da specie pelagiche come ricciole, ctenofori o meduse, mentre a poco a poco si materializza la sagoma del relitto adagiato sul fondo. Il Pasubio giace su un fondale sabbioso, alla profondità di 42-44 m, ed è pressoché intatto, in assetto di navigazione, leggermente sbandato sul fianco di sinistra, che poggia parzialmente sulla sabbia; la paratia di dritta è invece completamente esposta ed appare ai sub come un’imponente murata, totalmente ricoperta di organismi bentonici e sessili: spugne, tunicati, alghe, tra cui si aggirano nudibranchi, crostacei ed echinodermi.

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Le sovrastrutture più alte del relitto si incontrano già ad una profondità di 34-35 m, dove la prua, con il suo netto tagliamare, si staglia nel blu. Sui due lati, ancora negli occhi di cubia, si possono ammirare le due grandi ancore, le cui catene ben conservate giungono sino all’argano prodiero. Il relitto è ben conservato fino a poppa, nel cui specchio si trova la grande ruota del timone; è probabilmente questa la parte più suggestiva del relitto, davanti alla quale una foto diventa d’obbligo: la ruota del timone, intatta, è completamente ricoperta di spugne incrostanti arancioni e rosse, oltre che di alghe brune, e alla sua base si possono ammirare due grandi ancore di rispetto di tipo ammiragliato, adagiate là dov’erano al momento dell’affondamento. Sotto la poppa, dall’imponente stazza, si trovano la pala del timone e la grande elica a tre pale, emergenti dal fondo sabbioso, dove spesso si celano grandi cernie brune. Numerose le cernie anche in tutti gli altri ambienti del relitto: nel castello centrale, nei corridoi laterali, nel fumaiolo crollato ed in parte adagiato sulla sabbia, nei locali della sala macchine, oltre che nelle spaziose stive. Il piroscafo Pasubio non era armato ed il suo carico non era di natura bellica, ma semplice carbone, di cui è possibile vedere i resti proprio all’interno delle stive, ricoperti da un sottile strato di limo.

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Solo i due grandi alberi, prodiero e poppiero, non si sono conservati in alzato, ma giacciono il primo crollato sulle stive della coperta, il secondo di traverso tra la murata di sinistra ed il fondale, contribuendo a creare altri anfratti e nascondigli per tutte le specie marine che hanno eletto questo imponente frammento di storia passata, celato nel blu dello Jonio, come loro sede e tana. Conoscere questo patrimonio sommerso, oltre ad approfondire la conoscenza della nostra storia passata, contribuisce a rendere note le molteplici potenzialità turistiche del nostro territorio, capace di attrarre anche target specifici nazionali ed internazionali.

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  • Roberta Eliodoro – Megale Hellas Diving Center

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