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By 13/10/2022News3 min read
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Sono trascorsi diciassette anni da quel tragico 16 ottobre del 2005, quando a Locri, nel giorno delle primarie della nuova formazione politica β€œUnione” Γ¨ stato ucciso Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria. L’omicidio era avvenuto nel l’androne di palazzo Nieddu, su corso Vittorio Emanuele, nel centro di Locri, dove era stato allestito uno dei due seggi per le primarie. Fortugno, poco dopo le 17.30, stava parlando con alcune persone, quando un sicario si Γ¨ avvicinato e gli ha esploso contro cinque colpi di pistola calibro 9.

A ricordare, come nei precedenti quindici anni, l’uccisione sabato 15 ottobre, alle ore 10,00 presso la Chiesa di Santa Caterina sarΓ  celebrata una santa messa da sua Eccellenza Monsignor Francesco Oliva. La commemorazione si sposterΓ  subito dopo a Palazzo Nieddu, dove a cura delle istituzioni dello Stato sarΓ  posta una corona nell’androne dove Γ¨ avvenuto il tragico evento. La delegazione poi si sposterΓ  presso il cimitero della cittadina locrese, dove anche qui, davanti alla tomba di Fortugno sarΓ  deposta una corona da parte dei rappresentanti della Regione Calabria presenti alla commemorazione.

A Locri negli stessi giorni, migliaia di studenti scendono in piazza a manifestare contro l’uccisione del politico e a inneggiare e gridare la loro protesta contro la ‘ndrangheta. Da quelle manifestazione era poi nata l’Associazione “Ammazzateci Tutti”.

Fortugno, appena colpito venne trasportato presso l’Ospedale, dove perΓ² giunse cadavere. Quando Γ¨ stato ucciso aveva 54 anni, sposato, padre di due figli, Fortugno era un medico specialista in chirurgia generale e medicina legale; primario in aspettativa al pronto soccorso dell’ospedale di, professore a contratto presso la facoltΓ  di Medicina dell’UniversitΓ  di Catanzaro.

Il 21 marzo 2006, dopo 5 mesi di indagini, vennero arrestati i nove presunti colpevoli dell’omicidio: Vincenzo CordΓ¬, Domenico Novella, Antonio DessΓ¬, Gaetano Mazzara, Salvatore Ritorto, Domenico Audino, Carmelo Crisalli e Nicola Pitari, tutti di Locri. Ai primi quattro il provvedimento restrittivo venne notificato in carcere. Per loro le accuse andavano dall’associazione mafiosa all’omicidio e alla rapina a mano armata. In particolare, Salvatore Ritorto venne accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio.

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Il 21 giugno 2006 furono arrestati anche Alessandro e Giuseppe MarcianΓ², padre e figlio, rispettivamente caposala e infermiere in un ospedale di Locri, accusati di essere i mandanti dell’assassinio di Francesco Fortugno. Il 30 maggio 2007 il movimento antimafia “Ammazzateci tutti” presentΓ² formale richiesta per costituirsi parte civile al processo, insieme alla Regione Calabria, alla Provincia di Reggio Calabria e al comune di Locri. Il 15 ottobre 2007 si suicidΓ² il collaboratore di giustizia Bruno Piccolo, uno dei due che avevano permesso di arrestare i presunti mandanti dell’assassinio. Il 2 febbraio 2009 la sentenza di primo grado nel processo per la morte di Fortugno condannΓ² all’ergastolo gli imputati ritenuti esecutori materiali: Alessandro e Giuseppe MarcianΓ², Salvatore Ritorto e Domenico Audino. Il 24 marzo 2011 la Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria confermΓ² la sentenza di primo grado, condanna all’ergastolo per Alessandro e Giuseppe MarcianΓ², padre e figlio, ritenuti i mandanti del delitto, Salvatore Ritorto, indicato come il killer, e Domenico Audino. Assolti invece per non aver commesso il fatto Vincenzo CordΓ¬ e Carmelo DessΓ¬. Il 3 ottobre 2012 la Corte di Cassazione confermΓ² definitivamente le condanne all’ergastolo di Giuseppe MarcianΓ², Salvatore Ritorto e Domenico Audino, annullando con rinvio per un nuovo processo la condanna di Alessandro MarcianΓ², padre di Giuseppe. Il 17 luglio 2013 la Corte d’Assise d’appello di Reggio Calabria confermΓ² la condanna all’ergastolo per Alessandro MarcianΓ². L’8 luglio 2014 la Cassazione rese definitiva la condanna.

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