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L’ONORE CHE RENDE IMMORTALI

By 19/07/2022Cultura, News, Sociale3 min read
L’ONORE CHE RENDE IMMORTALI - Incipit - sistema comunicazione

Era oggi, quando nel 1992 deflagrava via D’Amelio, strada in cui una madre aspettava la consueta visita del figlio … era il suo orgoglio quell’ uomo ormai cinquantaduenne che aveva scelto la carriera in magistratura, ma non prima di aver sistemato la farmacia di famiglia, sapendo mettere da parte le proprie ambizioni in attesa che la sorella si laureasse. Molti hanno immaginato quella madre prona alla finestra, con i gomiti appoggiati al parapetto che aspetta affacciata nella direzione precisa l’arrivo del figlio Paolo per la consueta visita. E proprio quella visita abituale, conosciuta da troppi, sarà la fine di un uomo “grande”, punito dalla voglia d’ incontrare la madre, correndo un rischio al quale non seppe rinunciare che si rivelerà l’occasione con cui, quelle mani vigliacche, distruggeranno con un’ auto colma di tritolo, uomini degni delle speranze di una generazione intera.
La signora Maria Pia in Borsellino, spettatrice inerme di tutto, deve aver trascorso ogni rifugio della mente per sopprimere l’ipotesi peggiore, che in quell’ istante rallentato le fermava il cuore e raggelava il corpo, ma quando venne prima raggiunta dal tonfo assordante era inutile rifugiarsi nell’ immagine rassicurante evocata da un semplice incidente, perché quando il successivo tremore dell’onda d’urto la investì scuotendola, non poteva che escludere quell’ ipotesi, sgretolando ogni pensiero per mettere a fuoco quell’ unica possibilità a cui avrà tentato di non cedere, per non cadere nella disperazione ingestibile che chiede solo di allontanarsi da se stessi. Dopo un istante restavano solo macerie e una donna sola, Imprigionata nel silenzio di quei momenti in cui si scrive la storia e che elevano il tutto alla solennità, e mentre il mondo si riappropria dei suoni, le urla strazianti delle persone che corrono riaccendono il tempo, quelle di chi scompare dentro quella nube e quelle di chi scappa lontano da essa. Ma è stato allora, che l’idea più terribile riempie una madre mutilata di un figlio, ormai consapevole che la mano sconosciuta di chi si palesa nei gesti vigliacchi, nasconde il volto alle vittime che rimangono in vita.

Paolo, che voglio chiamare per nome perché era una persona giusta e quindi amico di noi tutti, ma anche Agostino, Emanuela, Vincenzo, Walter e Claudio … la scorta che insieme a lui quel giorno ci hanno impresso un simbolo nel petto, il marchio di un sacrificio, regalandoci una nuova visione costruttiva e tramutando un’ azione, che nata per terrorizzare in nome della prepotenza, in un simbolo che ha reso l’aguzzino più debole agli occhi di tutti, invertendo i ruoli del macabro gioco delle parti ad armi impari.
Questi nomi oggi sono storia e sono simboli, che rafforzano la lotta per rendere inermi i criminali di fronte al sacrificio, azione ad appannaggio esclusivo degli eroi, e se pur mille parole sono state dedicate in nome della verità di quel giorno, questa resta scritta e leggibile da tutti sopra i nomi incisi sulle lapidi, sono i nomi che oggi ci motivano e ci rendono fieri di essere italiani, un popolo grande con pochi grandi uomini che hanno cambiato il mondo, da non dimenticare mai come fossero noi, come fossero i nostri padri, i nostri fratelli ed amici, uomini liberi che hanno creduto nella salvezza anche per conto di chi non c’era o si è girato a guardare altrove … e anche se il giorno della memoria riguarda uno solo, desidero ricordare assieme a lui, gli eredi e predecessori di questa crociata che dobbiamo ringraziare ancora oggi … sono Rocco Chinnici, Antonio Caponnetto, Giovanni Falcone e colui di cui abbiamo parlato oggi, Paolo Borsellino.
Grazie … sit tibi terra levis.

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