Francesco Musmeci, Ciccio , autore de “Il calabrese” è un pescatore. Ha fatto anche altro nella vita ma il mare è la sua dimensione, il suo “luogo dell’anima”. E credo sia stato proprio il mare con il suo perenne riproporsi, ad insegnargli che le emozioni, grandi o piccole, belle o brutte che siano, non finiscono quando la pelle perde l’accapponamento e il battito del cuore torna regolare. In quel momento entrano nell’inconscio e restano lì fino a quando qualcosa le risveglia. Quel qualcosa per Ciccio si chiama voglia di narrare e lui ha imparato a farlo con semplicità e fantasia, senza togliere nulla ai sentimenti d’amore o di odio. Il primo libro che ha scritto racconta della sua vita da marinaio, il secondo (che finalmente a un anno dalla stampa, verrà presentato in Piazza Dogana a Roccella domani, mercoledì 13 luglio alle 18,30) della terra dove è nato: la Calabria. Il Calabrese è un personaggio, ma è la Calabria la protagonista con i suoipaesaggi incredibilmente dolci e allo stesso tempo duri, con le sue persone straordinariamente umane o crudeli se il destino vuole. Parla d’amore, questo libro e di famiglia e di scelte, e per raccontare Musmeci parla anche di borghi, di terra, di fuoco, di lupi, di musica, di desideri, di dolori, di lutti, di stagioni.

… “Poco importa allora che storia racconta, in questo viaggio dice a sé qualcosa che vale per tutti ” Questa frase tratta dalla quarta di copertina è stata quella che ha determinato la scelta delle due persone che dialogheranno con Francesco Musmeci domani sera: il Dottor Domenico Campisi che per mestiere ha a che fare con la vita e con la morte presenti in ogni riga del libro e il Preside Vito Pirruccio che, arrivato alla pensione, ha come bagaglio le emozioni delle centinaia di bambini e ragazzi che ha accompagnato nelle sue scuole, che potrebbero essere simili a quelle di Gioia il bambino che nel libro nasce, cresce e sceglie dove portare il proprio destino.

Come amica di Ciccio e scrittrice potrei dire tante cose, aggiungo solo che spero che i relatori parlino della storia del Lupo, perché quel breve capitolo esplode di sentimenti.

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